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Recensione del testo “Il Rêve Eveillé Dirigé in psicoterapia, via règia dell’immaginario” di Robert Desoille

Recensione di Valeria Chiore Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” Membro dell’Association des Amis de Gaston Bachelard


“Seduta in cui viene evocato un immaginario creativo, a partire da uno stato di veglia attenuata, ottenuta attraverso il rilassamento”, il Rêve Eveillé Dirigé “prende avvio dalla proposta, da parte del terapeuta, di un’immagine iniziale (immagine induttrice) avente valore simbolico collettivo (archetipo) o personale; il terapeuta può interagire durante la produzione immaginativa con degli interventi verbali, che Desoille realizzava come spostamenti secondo un asse verticale o orizzontale” (p. XXIII).

Questo, in sintesi, il senso più profondo de Il Rêve Eveillé Dirigé in psicoterapia, via règia dell’immaginario, testo di Robert Desoille tradotto per la prima volta in italiano da Alberto Passerini e Monica Allegranzi ed egregiamente curato dallo stesso Passerini, psichiatra e fondatore della SISPI (Scuola Internazionale di Specializzazione con la Procedura Immaginativa) e dell’Istituto di Psicologia Clinica Rocca-Stendoro e da Nicole Fabre, erede di Desoille, già direttrice del GIREP (Groupe International du Rêve Eveillé en Psychanalyse), per i tipi di Alpes edizioni (2010).

Ricavato da una raccolta di documenti consegnati dalla vedova di Desoille a Nicole Fabre e da quest’ultima curati ed editi dapprima nel 1973, con il titolo di Entretiens sur le rêve éveillé dirigé en psychothérapie, e successivamente nel 2000, con il titolo Le rêve éveillé dirigé. Ces étranges chemins de l’imaginaire, ed oggi ulteriormente integrato da scritti inediti dell’Autore, il volume, introdotto da un’interessante Prefazione di Francesca Bonicalzi sull’ “etica delle immagini”, ben rappresenta l’operato di Robert Desoille (1890-1966), figura atipica nel panorama psicoterapeutico della prima metà del XX secolo, formatosi negli anni Venti sulla scia del Groupe du Lieutenant Colonel Caslant e affermatosi in ambito scientifico, a partire dagli anni Trenta, grazie alla formulazione teorica e all’applicazione terapeutica del RED (Rêve Eveillé Dirigé), procedura onirico-immaginativa fondata sul triplice principio di sogno, immaginazione, movimento.



1. Sogno



Il sogno, innanzitutto. Sogno sveglio diretto, il sogno è per Desoille, come per la psicoanalisi classica, elemento nodale della riflessione sulla psiche. Con delle sostanziali novità. Stato semionirico, il rêve éveillé indica infatti un sogno sveglio, diurno, “ad occhi aperti”, in grado di favorire nel paziente la massima distensione unita ad un certo qual grado di lucidità atta a garantire la vividezza delle immagini e la possibilità di parteciparle, senza differimento alcuno, al terapeuta. Di qui la necessità di un ambiente tranquillo, “in un’atmosfera silenziosa, se possibile in semioscurità, preferibilmente in posizione distesa”, che induca il paziente al rilassamento fisico, muscolare, psichico (secondo le direttive del training autogeno di Schultz, ulteriormente integrate da stimolazioni visive e uditive), evitando, tuttavia, l’“addormentamento totale o l’ipnosi completa”, affinché “il ricordo del rêve rimanga integralmente fedele” .

Una dimensione di semi-veglia, insomma, che offra, a paziente e terapeuta, vantaggi nuovi e insospettabili rispetto ad altre pratiche oniriche: dal superamento del sogno riferito che, nella sua traduzione, rischia di scadere in riduzioni e tradimenti; alla sollecitazione di un livello psichico preconscio, che, nel suo carattere intermedio tra inconscio e coscienza, consente sia al terapeuta che al paziente un attingimento più diretto, spontaneo e autentico dei contenuti onirici; per non parlare poi della possibilità, da parte del terapeuta, di “entrare” nel sogno del paziente, partecipando direttamente, in prima persona, alla sua attività immaginativa.

“La cura con il RED necessita che lo psicoterapeuta stesso viva assieme al paziente il RE che quest’ultimo sta effettuando”, scrive Desoille; e, ancora: “si raccomanda allo psicoterapeuta di vivere il più possibile in prima persona le rappresentazioni dei pazienti così come essi le descrivono nel loro movimento e nella loro forma, di entrare nel loro movimento [… di …] parteciparvi” .


Secondo un’attitudine fatta di “riservatezza e discrezione”, ma, anche, di “simpatia”, “interesse”, “amitié”, che non fu estranea, a suo avviso, nemmeno agli stessi Freud e Jung. Di qui una relazione di continuità e frattura, da parte di Desoille, rispetto alle pratiche oniriche fino a quel momento realizzate da Charcot, Freud e Jung e il suo progressivo avvicinamento ad orizzonti nuovi, non propriamente psicoanalitici ma tuttavia ricchi di spunti e suggestioni, come quello delineato, in quegli stessi anni, da Gaston Bachelard. E così, contro l’ipnosi di Charcot (ma anche contro le nuove pratiche di ipnosi e amnesia recuperate negli anni Cinquanta da Milton H. Erickson, analizzate criticamente da Desoille in un inedito del 1962, pp. 176-180), che, sospensione e inibizione di coscienza e sintomo, impedisce al terapeuta di penetrare nella dimensione onirica del paziente; o, ancora, contro il sogno notturno di Freud, che, servendosi di un linguaggio “assai incompleto”, ne limita la portata rivelativa e le possibilità di intervento terapeutico; o, infine, contro il sogno simbolico di Jung, che, pur nella sua affinità al rêve éveillé, pecca di scarso dinamismo e creatività, Desoille privilegia l’ampia e sfumata dimensione onirica tratteggiata da Gaston Bachelard, infaticabile esploratore di songes, rêves e rêveries, che alla rêverie lucide, sogno sveglio a metà strada tra veglia e sonno, giorno e notte, inconscio e coscienza, consacrerà tanta parte della propria riflessione, dalla Dottrina Tetravalente dei Temperamenti Poetici della maturità, alle poetiche della vecchiaia, alle Causeries radiofoniche degli anni Cinquanta. Qui, più che in Freud, Jung e Charcot, il rêve éveillé trova piena formulazione filosofica; qui, ancora, compiuto rispecchiamento teorico; qui, infine, significativa applicazione creativa e poetica. Non è un caso che al filosofo di Bar-sur-Aube Desoille abbia voluto dedicare la sua ultima opera, peraltro incompiuta, con un’espressione densa di retentissement, qui riportata in esergo: “Alla memoria di Gaston Bachelard che mi ha illuminato con la fiamma dell’amicizia sulla difficile strada per la quale mi sono avviato”. Né è un caso che caratteristica ulteriore del RED sia, al di là della dimensione onirica, l’immaginazione, elemento “debole” in Freud, Jung e Charcot, ma assai presente, ancora una volta, in Bachelard.



2. Immaginazione



“Vorrei qui aprire una parentesi per insistere su una lacuna comune a quasi tutte le tecniche psicoterapeutiche, l’assenza di un’azione sistematica su quella facoltà così importante che è l’immaginazione. Quest’ultima, come tutte le altre forme di attività dell’uomo, è passibile di arricchimento e soprattutto di venire educata per acquistarne la padronanza” .


Così, in un testo inedito del 1962 qui riportato in Appendice, l’immaginazione viene confermata da Robert Desoille come fulcro del Rêve Eveillé Dirigé. Terapia per Immagini, il RED si configura, infatti, come pratica eminentemente immaginativa, progressivamente definita come Esperienza Immaginativa (EI), o, anche, Procedura Immaginativa (PI). Induttrici, simboliche e archetipiche; o, ancora, attive, creative, trasformative, in grado di fornire a paziente e terapeuta strumenti esplorativi, rivelativi e ristrutturanti della personalità, le immagini descrivono nel RED un ventaglio assai ampio, che va dalle immagini suggerite dallo psicoterapeuta a quelle spontaneamente scelte dal paziente, sia tratte da sogni notturni che ispirate a precedenti rêves éveillés. Immagini, tutte, improntate ai criteri di condivisione, dinamismo, plasticità.

“Non bisogna imporre mai un’immagine – annota Desoille, parlando del principio di condivisione, ciò che altrove definisce come principio del “terapeuta-specchio” - ma scegliere quella che preferisce il soggetto. Diversamente, bisogna sfruttare a fondo un’immagine positiva prodotta spontaneamente dal paziente”.


E ancora, per quanto riguarda il dinamismo e la plasticità della facoltà immaginativa:

“Cogliamo fin d’ora la straordinaria ricchezza che racchiudono queste rappresentazioni, la loro mobilità, la possibilità di spostamento dal basso verso l’alto e dall’alto verso il basso, le trasformazioni, le trasmutazioni che sono delle vere e proprie rivelazioni sia per lo psicoterapeuta che per il soggetto, di tutto ciò che viene messo a disposizione di entrambe ai fini della guarigione” .


E proprio la plasticità s’impone come cifra del RED e di quell’immaginazione creativa che, facoltà dinamica e produttiva, grazie alla sua intrinseca trasformatività, è in grado di esercitare sulla psiche del paziente un potere terapeutico e modellante senza precedenti.

“All’inizio del RE, le immagini si succedono ad un ritmo accelerato, [i pazienti] non possono seguirle se non con difficoltà, [esse] si formano, si deformano, si riformano, spariscono e riappaiono in un disordine sorprendente” - asserisce Desoille. E, ancora: “Il soggetto in questo modo non vive in un universo statico ma in un mondo dinamico carico di nuovi significati […] così si mette in contatto con la nozione di continuità, la sola che può dare un senso alla sua vita” .


Facoltà non tanto di formare immagini, quanto di deformarle, trasformarle e metamorfosarle, l’immaginazione si configura dunque, in Desoille, come principio plastico che, oltrepassando la psicologia “statica” di Freud e di Jung, sembra ispirarsi, piuttosto, a nuovi schemi dinamici e trasformativi che richiamano esplicitamente, ancora una volta, Gaston Bachelard [per non parlare, ma questa è una nostra personalissima notazione, di un filosofo che, agli albori della modernità, al potere trasformativo e tropologico delle immagini aveva dedicato riflessioni di rara intensità: G. B. Vico, autore, nella prima metà del XVIII secolo, di una Scienza Nuova, la Poesia, incardinata sui tre assi teorici di Sapienza Poetica, Logica Poetica e, appunto, Tropologia]. Contro Freud, che si è limitato ad attribuire “un significato troppo ristretto a certe rappresentazioni che sono, fondamentalmente, molto mobili e suscettibili di notevoli metamorfosi” , e al di là dello stesso Jung, “che ha studiato questo campo così vasto con la sua ben nota genialità [ma che] ha sempre mantenuto una grande riserva relativamente all’ ‘immaginazione attiva’ alla quale fa pochi riferimenti nella sua opera e che sintetizza in una contemplazione ricettiva ma quasi interamente passiva dell’immagine”, Desoille invoca infatti Bachelard che, pur non essendo psicoanalista di professione, riconosce tuttavia all’immagine pieno potere dinamico, attivo, metamorfico (“Così come dice Bachelard –annota Desoille- ‘le linee dell’immaginario sono vere e proprie linee della vita’ ”.

Di qui il privilegiamento di tutta una serie di immagini, da quelle favolose a quelle magiche, o, ancora, a quelle mistiche, capaci di porsi, grazie alla loro elevata densità evocativa, come elementi induttori di dinamismo, elevazione, catarsi, purificazione, guarigione. Attive, creative, trasformative, le immagini prodotte dal rêve éveillé si configurano dunque come cifra di una nuova psicologia che fa del dinamismo il proprio rilievo fondamentale. Ed il movimento, inteso sia come ormone di dinamismo psichico che come moto spaziale immaginativo, direttività, rappresenta l’ultimo tassello della procedura psicoterapeutica del RED.



3. Movimento e Direttività



“L’immagine si definisce nella sua globalità come una rappresentazione capace di spostamento, che suscita degli scambi tra il fuori e il dentro e viceversa. Sono scambi che provocano sbalorditive trasformazioni all’interno di una realtà psicologica che di per sé sarebbe stabile”.


Immagini di movimento (ma anche in movimento), la procedura immaginativa tipica del rêve éveillé è incardinata sul movimento, vive di movimento, e il movimento ne rappresenta il principio primo e la modalità di funzionamento: ciò che Desoille definisce come “direttività”. Oggetto precipuo della direttività, il movimento rappresenta, infatti, la capacità non solo di scegliere e suggerire immagini, ma, anche, di saperle orientare, dirigere, metamorfosare, al fine di stimolarne il potere plastico e terapeutico (competenza delicatissima, questa, peraltro difesa da Desoille, in un inedito del 1956, dagli attacchi di coloro che, come André Arthus, l’avevano tacciata di eccessivo “dirigismo” nei confronti del paziente). In questo senso il movimento, da principio psicologico, diviene principio spaziale modulato lungo l’asse verticale dell’ascensionalità e della discensionalità (vettori archetipici, questi ultimi, legati, secondo Desoille, al movimento aurorale o crepuscolare del Sole).

Spazialità, innanzitutto.


“Gioco dello spostamento, del movimento nello spazio immaginativo”, il RED s’impone come “movimento che deve costituire insieme all’armonizzazione delle immagini uno degli scopi fondamentali delle sollecitazioni date dallo psicoterapeuta”.


Quindi, verticalità:


“Le immagini di movimento caratterizzate lungo l’asse verticale hanno fatto apparire nella maggior parte dei miei pazienti un numero considerevole di stati di coscienza latenti di estremo interesse”.


Infine, ascensionalità e discensionalità:


“La proposta essenziale per realizzare questa esperienza è sempre stata quella di ascesa o di discesa, alla quale ho aggiunto più avanti quella di discesa molto in profondità, partendo da immagini della vita reale” .


Il tutto secondo una procedura psicologica che, incrementando il potere metamorfico insito nelle immagini indotte (potere da gestire con estrema cautela da parte del terapeuta, onde evitare traumatici scarti o slittamenti tra sogno e realtà), apparenta il movimento spaziale-immaginativo al transfert, quella messa in movimento che, solo parzialmente realizzata da Freud e Jung, viene colta adeguatamente, secondo Desoille, ancora una volta, da Gaston Bachelard ( “Così può realizzarsi ciò che ha scritto Bachelard sul Rêve Eveillé Dirigé : offre una messa in movimento”).

E Bachelard, dal canto suo, ricambierà l’omaggio, dedicando a Robert Desoille il quarto capitolo de L’Air et les songes (“Les travaux de Robert Desoille”), opera fondamentale della tetralogia poetica significativamente sottointitolata Essai sur l’imagination du mouvement.

Movimento, immaginazione e sogno cadenzano così – al di là di Charcot, Freud e Jung- la pratica onirico – immaginativa del RED, esprimendo pienamente il dinamismo che Desoille individua nel cuore pulsante della psyché ed inaugurando stimolanti orizzonti di senso che -ripresi subito dopo la scomparsa del loro fondatore da prestigiosi gruppi internazionali di ricerca quali il GIREDD (Groupe International du Rêve Eveillé Dirigé de Desoille) del 1968, il GIRED (Groupe International du Rêve Eveillé de Desoille) del 1982, il già citato GIREP (Groupe International du Rêve Eveillé en Psychanalyse) del 1987- non cesseranno di essere forieri, per la psicologia dell’immaginazione e del sogno, di sempre nuovi sviluppi e suggestioni.