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Munch

In questi giorni contraddistinti dalla "filosofia della stare a casa", siamo obbligati ad avere un legame stretto (che ironia) con il nostro mondo interno, il pensare e il riflettere sul senso legato a questo trauma dell'esistenza, alla perdita magari di un parente stretto, di un amico che conoscevamo, di un abbandono anche solo di nostre abitudini consolidate. Freud sosteneva agli inizi del 900 che sul trauma e sul dolore si sapeva pochissimo. Bion evidenzia più tardi che chi non è in grado di soffrire il dolore non è in grado neppure di vivere il piacere, sostenendo che chi rifiuta il dolore pratica una anestesia emozionale. Il nostro apparato psichico fa fatica a fronteggiare gli aspetti traumatici della realtà, ha paura dei cambiamenti, non sempre riesce a sostenere una "responsabilità" del pensare, e mette in atto processi evacuativi, di negazione per alleviare il dolore impensabile (ad esempio negare gli effetti della pandemia e uscire tranquillamente, non rispettando semplici comportamenti di prevenzione: "tanto a me non può capitare"). Se il pensiero psicoanalitico, sottolinea i limiti dell'umano nella possibilità di trasformare il dolore, l'arte ci offre una possibilità di entrare in contatto con il dolore che può diventare positiva trasformazione, in una dilatazione del tempo delle immagini (Rughi 2015). Caravaggio,Munch, Bacon, per citarne alcuni, offrono esempi straordinari delle capacità trasformative dell'oggetto estetico. Edvard Munch, Malinconia (1894-1896)